Do you wanna leave soon?
No, I want enough time to be in love with everything...
And I cry because everything is so beautiful and so short.
No, I want enough time to be in love with everything...
And I cry because everything is so beautiful and so short.
Non avevo intenzione di comprare questo libro, non sapevo nemmeno della sua esistenza fino a che non l’ho visto sullo scaffale della libreria a dire il vero.
Credo sia stata la faccia di Marina a colpirmi, quel cappotto di un giallo così terribile che indossa nella foto e che nonostante tutto le sta bene. Anche il titolo ha fatto il suo, un libro che possa spiegarti qualcosa sulla solitudine, o addirittura sul suo opposto merita almeno un’occhiata di sfuggita, no?
Tutto questo insieme di cose ha fatto sì che io arrivassi almeno a leggere le prime tre righe della breve biografia sul retro e, tempo due secondi, ero sconvolta.
Marina ha la mia età, Marina aveva la mia età. E’ morta in un incidente stradale qualche anno fa, e quelli riportati qui sono una serie di racconti e saggi scritti durante gli anni del college. Era un piccolo genio, di quelli che ricordano Rory Gilmore (stessa università, btw) e che o li ami o li odi.
Io penso di amarli, provo un misto di fascino e riverenza verso i miei coetanei che sono, o vengono definiti, dei piccoli geni in quello che fanno. Alla mia stessa età.Poi magari se li conoscessi un po’ di più finirei per considerarli degli idioti montati, ma non uccidete tutte le mie illusioni, grazie.
Ma proseguiamo con ordine: il timore, pensavo mentre ormai già avevo il libro tra le mani, era che racconti e saggi mi sarebbero piaicuti, o me li sarei fatta piacere per il solo fatto che Marina non c’è più, che li avrei considerati meravigliosi per il solo fatto che come si fa a dire che quello che ha scritto una persona morta fa schifo? Solo dopo ho pensato che addirittura l’intero libro potesse essere stato pubblicato con la stessa idea.
Chi non considera un genio o un talento una persona che non c’è più? Che per di più è morta così giovane? Come non essere attratti da quell’aurea di tragedia che circonda le parole di una persona ormai scomparsa? “Se fosse stata qui chissa cosa avrebbe potuto fare! Guardate! Guardate a ventidue anni come era brava! Piangiamo tutti insieme! “.
Chi mi garantiva il fatto che, probabilmente se fosse stata ancora viva, non se la sarebbe cagata nessuno, e invece quell’alone di tragedia che ormai la circonda ha portato le sue storie, magari medie, a essere considerate dei capolavori.
Ebbene, alla pagina numero 3 di quel benedetto “il contrario della solitudine” tutti quei pensieri erano già svaniti. Chissenefrega se l’hanno pubblicata solo perché è morta, chissenefrega se è solo un modo per ricordarla, uno dei tanti, chissenefrega di tutto.
Marina riesce a rendere i dubbi, le insicurezze e perché no anche le sicurezze dei ventenni come poche altre volte ho visto o letto. Non c’è quella patina di fighetta nelle sue parole, non c’è quel voler essere un’artista dall’animo ribelle alla Lena Dunham (ciao Lena tvb) in quello che scrive. Ci sono gli adolescenti, che vanno al college, che recitano o smettono di farlo perché capiscono che fanno schifo, che non vedono l’ora di tornare a casa per le vacanze Natalizie e al secondo giorno ne hanno piene le palle.
Ci sono i giovani che non sanno cosa fare del futuro e cominciano con qualcosa accontentandosi in attesta di meglio, ci sono i ventenni gelosi dei successi altrui. Ci sono i genitori iper apprensivi, le macchine che contengono pezzi di vita, da cui risulta più difficile separarsi. Ci sono le storie d’amore che sono solo un tappabuchi e quelle che impazzisci di gelosia. C’è un sacco di roba maledettamente buona e che non ti fa alzare gli occhi dalle pagine per ore.
Leggetela e ricredetevi, come ho potuto fare io. E’, usando uno di quei modi di dire che però alla fine tanto odio, pura ispirazione. E’ ispirazione perché ti dice che anche se hai ventidue, o venticinque, anni non devi avere paura. Devi fare, non è tardi, non è mai troppo tardi.
Magari il mio amore per queste parole nasce solo dal fatto che sono in un periodo dove questo era esattamente quello che volevo sentirmi dire da qualcuno, o perlomeno quello che volevo leggere, ma mi ha fatto bene.
"We can't, we MUST not lose this sense of possibility, because in the end, it's all we have."
Credo sia stata la faccia di Marina a colpirmi, quel cappotto di un giallo così terribile che indossa nella foto e che nonostante tutto le sta bene. Anche il titolo ha fatto il suo, un libro che possa spiegarti qualcosa sulla solitudine, o addirittura sul suo opposto merita almeno un’occhiata di sfuggita, no?
Tutto questo insieme di cose ha fatto sì che io arrivassi almeno a leggere le prime tre righe della breve biografia sul retro e, tempo due secondi, ero sconvolta.
Marina ha la mia età, Marina aveva la mia età. E’ morta in un incidente stradale qualche anno fa, e quelli riportati qui sono una serie di racconti e saggi scritti durante gli anni del college. Era un piccolo genio, di quelli che ricordano Rory Gilmore (stessa università, btw) e che o li ami o li odi.
Io penso di amarli, provo un misto di fascino e riverenza verso i miei coetanei che sono, o vengono definiti, dei piccoli geni in quello che fanno. Alla mia stessa età.Poi magari se li conoscessi un po’ di più finirei per considerarli degli idioti montati, ma non uccidete tutte le mie illusioni, grazie.
Ma proseguiamo con ordine: il timore, pensavo mentre ormai già avevo il libro tra le mani, era che racconti e saggi mi sarebbero piaicuti, o me li sarei fatta piacere per il solo fatto che Marina non c’è più, che li avrei considerati meravigliosi per il solo fatto che come si fa a dire che quello che ha scritto una persona morta fa schifo? Solo dopo ho pensato che addirittura l’intero libro potesse essere stato pubblicato con la stessa idea.
Chi non considera un genio o un talento una persona che non c’è più? Che per di più è morta così giovane? Come non essere attratti da quell’aurea di tragedia che circonda le parole di una persona ormai scomparsa? “Se fosse stata qui chissa cosa avrebbe potuto fare! Guardate! Guardate a ventidue anni come era brava! Piangiamo tutti insieme! “.
Chi mi garantiva il fatto che, probabilmente se fosse stata ancora viva, non se la sarebbe cagata nessuno, e invece quell’alone di tragedia che ormai la circonda ha portato le sue storie, magari medie, a essere considerate dei capolavori.
Ebbene, alla pagina numero 3 di quel benedetto “il contrario della solitudine” tutti quei pensieri erano già svaniti. Chissenefrega se l’hanno pubblicata solo perché è morta, chissenefrega se è solo un modo per ricordarla, uno dei tanti, chissenefrega di tutto.
Marina riesce a rendere i dubbi, le insicurezze e perché no anche le sicurezze dei ventenni come poche altre volte ho visto o letto. Non c’è quella patina di fighetta nelle sue parole, non c’è quel voler essere un’artista dall’animo ribelle alla Lena Dunham (ciao Lena tvb) in quello che scrive. Ci sono gli adolescenti, che vanno al college, che recitano o smettono di farlo perché capiscono che fanno schifo, che non vedono l’ora di tornare a casa per le vacanze Natalizie e al secondo giorno ne hanno piene le palle.
Ci sono i giovani che non sanno cosa fare del futuro e cominciano con qualcosa accontentandosi in attesta di meglio, ci sono i ventenni gelosi dei successi altrui. Ci sono i genitori iper apprensivi, le macchine che contengono pezzi di vita, da cui risulta più difficile separarsi. Ci sono le storie d’amore che sono solo un tappabuchi e quelle che impazzisci di gelosia. C’è un sacco di roba maledettamente buona e che non ti fa alzare gli occhi dalle pagine per ore.
Leggetela e ricredetevi, come ho potuto fare io. E’, usando uno di quei modi di dire che però alla fine tanto odio, pura ispirazione. E’ ispirazione perché ti dice che anche se hai ventidue, o venticinque, anni non devi avere paura. Devi fare, non è tardi, non è mai troppo tardi.
Magari il mio amore per queste parole nasce solo dal fatto che sono in un periodo dove questo era esattamente quello che volevo sentirmi dire da qualcuno, o perlomeno quello che volevo leggere, ma mi ha fatto bene.
"We can't, we MUST not lose this sense of possibility, because in the end, it's all we have."














Review utilissima, l'ho adocchiato anche io alla Feltrinelli ma mi è sembrata una sciocchezza commerciale fatta per lucrare sulla morte dell'autrice e ho lasciato perdere. Appena terminerò gli altri 96 libri presi ultimamente mi concederò l'acquisto :D
RispondiEliminaLa sua unica pecca è il prezzo un tantino esagerato (17 euro!) :D
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