BOOK REVIEW : NOI SIAMO INFINITO - RAGAZZO DA PARETE


“Ho ascoltato la musica, ho respirato il giorno, ho cercato di imprimere le cose nella mia mente. Cose come passeggiare per il quartiere, e guardare le case e i giardini e gli alberi pieni di colore, e avere la sensazione che ciò sia sufficiente per essere felici.”

Scrivere di questo libro non è facile, perché lo sapevo cosa mi aspettava e invece sono rimasta sempre piacevolmente stupita, pagina dopo pagina.
Il tutto è cominciato anni fa, lo vedevo in giro ma non me ne curavo più di tanto, poi ho visto il film, che ricordo essermi piaciuto (e tra l’altro non lo faccio quasi mai di vedere prima il film e leggere il libro dopo) particolarmente, e ho adorato Emma Watson, con quell’aria un po’ da ragazza adulta, più grande della sua età ma al tempo stesso terribilmente insicura, con le paranoie che tutte ci facciamo ogni singolo giorno.
Poi l’altro giorno a distanza di anni ero in biblioteca e lo vedo, ha ancora la vecchia copertina, non quella figa e rifatta apposta dopo l’uscita del film, a tale proposito ho la netta sensazione che sia uno di quei casi dove per qualche strano hanno deciso di fare un film da un libro che aveva avuto un discreto successo, e poi invece il libro ha avuto più successo dopo, sono corsi ai ripari e hanno pure cambiato la copertina e hey! È quella del film? Vedete? Dai, ora compratelo!
Cosa stavo dicendo? Ah ecco, l’ho visto lì tutto solo e abbandonato e ho iniziato a fare una cosa che non riesco a fare quasi mai, leggere in un posto pubblico, con gente attorno a me. Eppure non mi staccavo da quelle pagine,c he partono forse un po’ lente, giusto per farci capire con chi abbiamo a che fare, cosa potremmo aspettarci, e prendono sin da subito la nostra attenzione.
La forma del romanzo epistolare funziona, è un elemento che appunto ci fa capire qualcosa di più del protagonista, che si descrive all’ipotetico amico di penna che non sarebbe male da avere, quando tutti quelli attorno a te ti stanno stretti, e hai bisogno di qualcuno a cui raccontare il turbinio di pensieri che ti passa per la testa.
Il tema dell’outsider, del ragazzino problematico che si contorna di amici strani o più strani di lui, di libri giusti e di musica è abbastanza ricorrente tra quelli che si possono considerare Young Adult ( e di che altro vuoi parlare, se parli di adolescenti, mi verrebbe da dire) ma non per questo è banale, sicuramente riportano alla mente i “Cercando Alaska” e “Città di carta” se si vuole un paragone, qualcosa a cui rifarsi.
E’ comunque un genere questo che non mi dispiace, sto leggendo altri due libri simili e alla fine penso farò un paragone tra tutti (senza dire, per ora, quali saranno gli altri.. dai, aspettate).
La nota stonata, quello che mi fa un po’ cadere le braccia e che mi fa propendere più per le tre stelline e mezzo che le quattro (anche se su goodreads siamo tutti più buoni e si abbonda sempre) è questa cosa fastidiosissima che capita al protagonista molto spesso: piange. Ma piange per niente, piange nei momenti meno opportuni, piange davanti alla gente, piange a caso. Ma quando mai un adolescente che reprime dentro di sé emozioni e al massimo le sfoga pestando  i compagni (anche con violenza e con apparente poco controllo) si mette a piangere davanti agli amici o davanti alla ragazza di cui è innamorato?  Charlie ma per favore! Ma poi capitasse una volta, lo potrei capire, qui capita praticamente ogni dieci pagine, un ricordo e piange, un litigio e piange. Realismo, ci leggi?

Peccato, perché per il resto il libro segue una buona linea ed è molto piacevole, solo meno lacrimucce e più fatti la prossima volta.

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